La Corte di Cassazione ha confermato che il lavoratore che assiste un familiare con disabilità può rifiutare i turni di notte anche quando non è stato riconosciuto lo stato di gravità previsto dall’articolo 3, comma 3, della Legge 104. A ribadirlo è l’ordinanza n. 20229 del 16 giugno 2026, che rafforza un orientamento già espresso nel 2023.
La decisione nasce dal ricorso di una società ferroviaria contro un dipendente che aveva chiesto l’esonero dal lavoro notturno per assistere la moglie con disabilità. Dopo il via libera ottenuto nei primi due gradi di giudizio, la Cassazione ha confermato la legittimità della richiesta, respingendo l’interpretazione più restrittiva sostenuta dall’azienda.
Secondo i giudici, la normativa sul lavoro notturno tutela chi assiste una persona con disabilità riconosciuta ai sensi della Legge 104, senza richiedere che sia stata certificata anche la condizione di gravità. Il requisito determinante è l’effettivo rapporto di assistenza tra il lavoratore e il familiare.
La Corte ha inoltre chiarito che l’espressione “a proprio carico” identifica un concreto legame di cura e responsabilità, non il livello di invalidità della persona assistita. Per questo motivo non è possibile introdurre, attraverso un’interpretazione della norma, limitazioni che il legislatore non ha previsto.
Dal punto di vista pratico, il lavoratore può comunicare per iscritto il rifiuto dei turni notturni con il preavviso previsto dalla legge e il datore di lavoro non può imporre comunque la prestazione. Un eventuale diniego potrebbe esporre l’azienda a conseguenze giudiziarie e alle sanzioni previste dalla normativa.
La pronuncia conferma quindi una tutela ampia per i caregiver, chiarendo che, ai fini dell’esonero dal lavoro notturno, è sufficiente il riconoscimento della disabilità del familiare e l’effettiva attività di assistenza, senza ulteriori certificazioni legate alla gravità della condizione.
