Un lavoratore assegnato a Varese potrà raggiungere Messina per stare accanto alla madre con disabilità. Lo ha stabilito la Corte d’Appello di Roma, che il 14 ottobre ha ribaltato la decisione del primo grado e ordinato a Poste Italiane di trasferirlo in città o, in alternativa, in un’altra sede della provincia.
La controversia era nata dal rifiuto dell’azienda di ammettere il dipendente alla procedura di mobilità interna, motivato dal vincolo di permanenza triennale. Al lavoratore non era stata riconosciuta neppure la precedenza richiesta per prestare assistenza alla madre.
In appello, i giudici hanno accolto le ragioni sostenute dall’avvocato Vincenzo La Cava, applicando l’articolo 33, comma 5, della legge 104 del 1992, che tutela chi assiste familiari con disabilità.
Oltre a disporre il trasferimento, la Corte ha condannato Poste Italiane a rimborsare le spese legali di entrambi i giudizi: 3.700 euro per il primo grado e 3.500 per l’appello, a cui si aggiungono gli oneri previsti.
La pronuncia, firmata dal presidente Stefano Scarafoni, riconosce così al dipendente la possibilità di lavorare più vicino alla madre, superando il precedente diniego.
